Responsabile della ricerca

Dott.ssa Maria Cristina Dechecchi

 

2017
II 

Il problema: la diagnosi di tumori cerebrali


Il gruppo di ricerca ha già identificato, nel sangue dei pazienti, biomarcatori specifici per i gliomi ad alto grado di malignità.
Questo progetto intende validare tali dati in una casistica più ampia e valutare se biomarcatori circolanti nel sangue possano fornire indici precoci di progressione del tumore.

La discriminazione e l’accurata classificazione dei tumori cerebrali maligni è un tema cruciale in neuro-oncologia in quanto l’approccio terapeutico varia a seconda dei casi. La diagnosi differenziale tra gliomi ad alto o basso grado di malignità o metastasi cerebrali da neoplasie primitive della cute, polmone e mammella può risultare a volte difficile anche con le più moderne tecniche neuroradiologiche poiché questi tumori possono presentare alcune caratteristiche simili. È, pertanto, pressante la necessità di marcatori per supportare la diagnosi e per fornire informazioni prognostiche e predittive sulla risposta alla terapia.

Negli ultimi anni sta emergendo la possibilità di individuare la presenza di un tumore maligno attraverso particolari profili molecolari presenti nel sangue. In analogia con altri tumori maligni, i gliomi, durante le fasi della loro crescita nel cervello, rilasciano piccole vescicole che contengono una serie di molecole provenienti dal tumore, quali acidi nucleici (DNA, RNA, microRNA) e proteine. Una parte di queste vescicole può essere presente nel circolo sanguigno periferico, diventando una spia della presenza del tumore cerebrale attraverso un prelievo di sangue.

Un precedente “progetto pilota” finanziato dalla VBRF, coordinato da questo stesso Laboratorio (il Laboratorio di Patologia Molecolare) in collaborazione con l’Istituto di Neurochirurgia dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona, ha già permesso di individuare tre microRNA trasportati nel sangue da vescicole derivate dal tumore cerebrale, come marcatori biologici (biomarcatori), in grado, quindi, di rilevare la presenza di un glioma maligno.
Questa è la prova di come sia possibile, in linea di principio, diagnosticare la presenza di un tumore cerebrale tramite un prelievo di sangue.

Questo progetto mira a ottenere che i risultati del nostro gruppo, menzionati sopra, possano essere tradotti in un’analisi di laboratorio utile per distinguere i gliomi ad alto grado di malignità da quelli a basso grado e da metastasi cerebrali di neoplasie primitive della cute, polmone o mammella. Il primo obiettivo è, quindi, consolidare i risultati già ottenuti estendendo l’analisi ad una casistica più ampia.

Poiché in molti casi le immagini neuroradiologiche di tumori cerebrali non riescono a chiarire se si tratti di reale progressione della malattia oppure di alterazioni dovute agli effetti della radioterapia, questo studio si propone, inoltre, di verificare se i tre microRNA identificati finora come biomarcatori nel sangue possano consentire una diagnosi precoce di una ripresa della malattia dopo l’intervento neurochirurgico. È questo un aspetto cruciale per decisioni terapeutiche relative, in particolare, a nuovi trattamenti diretti al bersaglio molecolare (targeted therapies).

Il secondo obiettivo di questo progetto è, quindi, valutare se i biomarcatori da noi individuati possano supportare le analisi neuroradiologiche per identificare precocemente la progressione della malattia. A questo scopo i pazienti verranno sottoposti a diversi prelievi di sangue durante il follow up. I risultati delle analisi molecolari verranno valutati alla luce dei dati clinici e neuroradiologici.

Rilevanza

Identificare la presenza di una neoplasia cerebrale, discriminando tra le principali possibili neoplasie, attraverso un prelievo di sangue ed un’analisi molecolare a costi contenuti, rappresenta un traguardo sanitario di grandissimo impatto per il paziente.
L’analisi molecolare che si intende mettere a punto, complementare all’analisi d’immagine neuroradiologica, potrebbe migliorare la gestione clinica dei pazienti in termini di 1) aumento della precisione diagnostica con riduzione dei falsi positivi e negativi; 2) miglioramento dell’iter terapeutico; 3) maggiore precisione dei confini della resezione chirurgica e 4) identificazione precoce di eventuali recidive / ricrescite del tumore cerebrale, anticipando interventi terapeutici e modulando gli intervalli di follow-up, con una ricaduta positiva sulla sopravvivenza dei pazienti.

Gruppo di ricerca coordinato dalla Dott.ssa Maria Cristina Dechecchi, Da sinistra a destra, in primo piano, le Dottoresse Carlotta Trabucchi e Maria Cristina Dechecchi; dietro le Dottoresse Debora Olioso, Alessandra Santangelo (borsista VBRF), Paola Prandini, Anna Tamanini (Laboratorio di Patologia Molecolare, Dipartimento di Patologia e Diagnostica, Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona).

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