Responsabile della ricerca

Dott.ssa Chiara Della Libera 

 

2017
I

Il problema: l’autismo


Il progetto si propone di chiarire i meccanismi di alterazione dell’attenzione nei bambini autistici.

I disturbi dello spettro autistico, in precedenza denominati più semplicemente “autismo”, sono una delle forme più comuni di disturbo dello sviluppo e colpiscono circa il 2% della popolazione.
Tipicamente i pazienti affetti da disturbo dello spettro autistico hanno comportamenti, interessi e attività estremamente limitati e ripetitivi, oltre a notevoli difficoltà nel comunicare efficacemente e nello stabilire interazioni sociali con gli altri individui. Tuttavia, come evidenziato dall’attuale definizione di disturbi dello spettro autistico, la tipologia e la gravità dei deficit fra le persone con questa diagnosi sono molto variabili: da individui del tutto incapaci di comunicare verbalmente, ad altri che sono addirittura troppo loquaci; da individui con gravi deficit intellettivi, ad altri con un’intelligenza vivace.

La ricerca sulle basi biologiche dell’autismo ha condotto recentemente a risultati sorprendenti, mostrando che esso è associato a più di cento geni diversi e che il contributo genetico può essere influenzato da molti fattori ambientali, spiegando quindi, almeno in parte, la grande variabilità nelle manifestazioni di questo disturbo.
Fino ad ora la maggior parte degli studi condotti per comprendere i disturbi cognitivi (cioè mentali) nell’autismo ha indagato le difficoltà più evidenti, cioè le difficoltà di comunicazione e interazione sociale. Recentemente, tuttavia, è stato proposto che almeno alcuni di questi problemi possano essere causati da anomalie in processi più elementari, che sono alla base del funzionamento più generale della mente, quali l’attenzione selettiva.

L’attenzione selettiva è cruciale per i processi mentali poiché consente, anche in contesti affollati di oggetti e di informazioni, di analizzare in modo approfondito soltanto gli elementi importanti in un dato momento. Tutto il resto viene “messo in secondo piano”, o addirittura ignorato attivamente, in modo da impedire che possa provocare distrazione. In condizioni normali, questi meccanismi di selezione di informazioni “bersaglio” rispetto ad altre informazioni “distraenti” sono fondamentali per consentire tutti gli aspetti, sociali e non, di un’interazione efficiente con l’ambiente circostante.

Su tali basi, il progetto mira a studiare in modo sistematico il funzionamento dell’attenzione selettiva in bambini con disturbi dello spettro autistico: lo studio si basa su una sofisticata strumentazione in grado di analizzare, in maniera del tutto naturale e non invasiva, i movimenti oculari.

La ricerca sarà condotta in collaborazione con l’Unità di Neuropsichiatria Infantile dell’Ospedale della Donna e del Bambino di Verona, guidata dal Dott. Leonardo Zoccante.

Rilevanza


I risultati di questo progetto avranno grande rilevanza non solo perché consentiranno di comprendere i deficit di attenzione nei piccoli pazienti, ma anche di identificare le abilità che invece sono risparmiate, fornendo informazioni importanti per la messa a punto di interventi riabilitativi successivi.

Gruppo di ricerca (Dipartimento di Neuroscienze, Biomedicina e Scienze del Movimento, Università di Verona). Da sinistra a destra: Francesca Massella (studentessa del Corso di Laurea Magistrale in Psicologia, Università di Trento), Chiara Della Libera (responsabile del progetto; ricercatrice in Fisiologia), Valeria Di Caro (Dottoranda di Ricerca).
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