Responsabile della ricerca

Prof. Massimo Venturelli

 

2019
II

Il problema: La fatica nella malattia di Parkinson


L’obiettivo primario di questa ricerca sarà valutare gli effetti che un allenamento di forza può avere sulle componenti, centrali o periferiche, della fatica muscolare in soggetti con Parkinson.

L’attività fisica è estremamente importante nella malattia di Parkinson (MP) poiché aiuta a conservare la funzionalità in presenza di un disturbo progressivo. Oltre ad esercizi di tipo aerobico che mirano a migliorare la funzionalità degli arti inferiori, lo svolgimento di allenamenti di forza sembrano aumentare la forza, la massa muscolare e la densità ossea. In particolare, la perdita di forza muscolare, generalmente espressa come una ripetizione massima (1RM) o come massima contrazione volontaria (MCV), è associata ad una elevata mortalità e rischio di cadute. In studi precedenti, la MP è stata correlata ad una minore forza muscolare, e all’aumento del costo energetico del cammino (con conseguente affaticamento precoce). I miglioramenti di questi parametri dovrebbero pertanto essere di fondamentale importanza quando si programmano interventi mirati al sistema neuromuscolare.

L’allenamento della forza massima (MST) sfrutta carichi elevati (> 85% 1RM), pause lunghe (> 3 min) e massima velocità di esecuzione nella fase concentrica. Questo tipo di allenamento è concepito per coinvolgere principalmente la componente neurale della forza muscolare ed è stato dimostrato avere successo nell’aumentare la forza massima sia in soggetti sani sia patologici. Inoltre, il MST è risultato altamente efficace e sicuro in pazienti deteriorati. Rispetto ad un approccio di allenamento di resistenza convenzionale (8-12 ripetizioni), il MST è più efficace nel migliorare tutte le variabili relative alla forza. In realtà, il MST è anche molto efficace per migliorare l’efficienza meccanica, anche se i meccanismi alla base sono ancora poco chiari. Questo potrebbe aiutare a prevenire o attenuare l’insorgenza di affaticamento precoce mostrato dai pazienti con MP durante lo svolgimento di compiti quotidiani. Tuttavia, sulla base delle nostre conoscenze, gli effetti di un allenamento di tipo MST sui pazienti con MP non sono mai stati studiati.

Circa la metà dei pazienti con MP soffre di affaticamento che peggiora progressivamente la qualità di vita ma, finora, non è ancora stato stabilito il meccanismo alla base di questo sintomo e tantomeno l’efficacia di uno specifico trattamento.

L’obiettivo primario di questa ricerca sarà valutare gli effetti che un allenamento di forza può avere sulle componenti, centrali o periferiche, della fatica in soggetti con MP in modo da individuare con maggior precisione l’obiettivo per il trattamento fisico/riabilitativo.

Rilevanza

Il progetto mira a studiare le componenti centrali e periferiche della fatica nei pazienti con MP, con lo scopo di valutare come essa si modifichi nel tempo in seguito ad un programma di allenamento della forza in supporto alla terapia farmacologica.
I risultati di questa ricerca potranno rappresentare un nuovo punto di partenza per approfondire le conoscenze, non ancora del tutto chiare, sui meccanismi centrali e periferici strettamente associati ai disturbi fisici in questa popolazione. In tal modo sarà possibile favorire la pianificazione e la conduzione di interventi mirati, basati sull’esercizio da includere nei programmi di buona pratica clinica volti alla prevenzione del declino fisico in individui con MP.

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