Responsabile della ricerca

Prof. Stefano Tamburin

 

2019
II

Il problema: RMN ad alto campo per lo studio della microstruttura dei nervi periferici


L’obiettivo è testare un modello avanzato di risonanza magnetica nucleare per studiare la microstruttura del nervo periferico per future applicazioni cliniche.

Polineuropatie periferiche, mononeuropatie e lesioni del plesso brachiale sono comuni patologie del sistema nervoso periferico che possono causare grave disabilità. La diagnosi di tali patologie si basa sulla valutazione clinica e neurofisiologica (elettroneurografia, elettromiografia), che tuttavia offrono limitate informazioni sulla loro prognosi e non permettono di documentare alterazioni strutturali precoci.

I recenti progressi tecnologici hanno permesso l’applicazione della risonanza magnetica nucleare allo studio delle patologie del sistema nervoso periferico. La risonanza magnetica nucleare, con gli attuali protocolli diagnostici e sperimentali, è in grado di fornire informazioni limitate sui cambiamenti microstrutturali del nervo periferico e per tale motivo non è ancora ampiamente utilizzata in ambito clinico. Lo studio delle alterazioni del nervo periferico può permettere di esplorare la risposta a trattamenti neuroprotettivi o di terapie mirate a modificare il decorso del danno a carico del nervo periferico.

Lo scopo del progetto è di studiare la microstruttura del nervo periferico in campioni di nervi normali ed in nervi affetti da neuropatie periferiche mediante tecniche innovative di risonanza magnetica nucleare pesata in diffusione.

Utilizzeremo una risonanza magnetica preclinica ad alto campo (7T) disponibile presso l’Università di Verona per mettere a punto modelli avanzati, da applicare successivamente in ambito clinico per la diagnosi precoce e per predire l’evoluzione di lesioni del sistema nervoso periferico.

Rilevanza

I risultati di questo progetto rappresenteranno la base per future applicazioni cliniche per definire nuove misure di risonanza magnetica nucleare che possano essere utilizzate come marcatori precoci di danno nervoso, come misure di risultato in studi clinici relativi a strategie di neuroprotezione o di terapie in grado di modificare il danno a carico del nervo periferico.

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